La nascita di un business non segue mai un percorso lineare, e la mia storia ne è la prova vivente. Quello che oggi chiamo “Personal Brand Intuitivo” e “Grafica Intuitiva” è nato dalle ceneri di una delle crisi più profonde della mia vita, quando ho dovuto imparare che a volte è necessario perdere tutto per ritrovare se stessi.
Questo articolo non è solo la mia storia. È una sfida a rovesciare le narrazioni tossiche che ti dicono che devi stringere i denti, sacrificarti sempre e lamentarti di continuo senza fare un passo. La mia storia è qui per ricordarti che puoi sceglierti, che puoi creare un modo diverso (tuo) di fare le cose, in armonia con la tua anima.
Le radici: spiritualità e arte come fondamenta del mio percorso di personal Brand intuitivo
Sono cresciuta in un ambiente dove vedevo mia nonna leggere le carte e avevo libero accesso alla libreria di mio nonno, ricca di libri sul paganesimo, i druidi e la cultura celtica. A sedici anni, la mia compagna di banco, sapendo della mia passione per erbe e cristalli, mi ha regalato il mio primo mazzo di tarocchi. Da lì ho scelto ufficialmente la via del paganesimo e mi sono consacrata alla Dea. In quell’ambiente ho imparato che la spiritualità è una ricerca del tutto personale, che non può dipendere dal percorso tracciato da altre persone.
A quei tempi frequentavo l’istituto d’arte e ricordo ancora quel computer azzurro su cui imparavo i primi rudimenti di grafica. Da quel momento, arte, design, simbolismo e archetipi si sono fusi in un unico meraviglioso percorso, gettando le basi per la mia futura grafica intuitiva.
I primi passi: tra sogni e realtà economica
Al liceo artistico ho scelto grafica e stampa, realizzando campagne pubblicitarie e loghi a mano, sperimentando tecniche di stampa bellissime. Durante lo stage in un’agenzia grafica ho avuto la mia prima vera illuminazione: circondata da libri di design e arte, con i gatti dell’ufficio e il tè ai frutti rossi, ho capito che quello era il mio mondo.
Ma la realtà non sempre coincide con i sogni. Vivevo già da sola con risorse economiche limitate, così ho fatto scelte pragmatiche: laurea in Scienze della Comunicazione da studentessa lavoratrice, mentre lavoravo in fabbrica nel controllo qualità per il fashion e cashmere. Per pagarmi l’affitto ho dovuto aggiungere anche un lavoro in una galleria d’arte. La mia tesi di laurea su storia dell’arte e nuove tecnologie è stata persino pubblicata in parte nel libro di Luca Rosati, mio relatore (“Pervasive Information Architecture. Designing Cross-Channel User Experiences”), un motivo di grande orgoglio che sottolinea la mia passione per il design e la comunicazione.
La crescita professionale: successi e ossessioni nel mondo aziendale
Subito dopo la laurea, nel 2010, ho iniziato a lavorare in un’agenzia come graphic designer junior (molto junior, non sapevo fare quasi niente!). Prendevo uno stipendio da fame e alternavo con un part-time da commessa per mantenermi e continuare a imparare e vivere il mio sogno nel campo della grafica e del marketing.
Nel 2015 ho scoperto il kundalini yoga, me ne sono innamorata e ho iniziato a raccogliere certificazioni: astrologia evolutiva, coaching, operatrice di sat nam rasayan, theta healing. Parallelamente continuavo a studiare marketing, social media management e branding, gettando le basi per quello che sarebbe diventato il mio metodo di Personal Brand Intuitivo.
Ho fatto gavetta, sono cresciuta e nel 2016 ho ottenuto un ruolo di spicco in agenzia come project manager e responsabile del team creativo. Gestivo un intero team di grafici, web designer, social media manager e organizzatori di eventi. Ho fatto guadagnare molti soldi alla mia agenzia con i progetti creativi, ma ero diventata una macchina perfetta, ossessionata dal lavoro.
Il crollo e il risveglio: trovare la forza nel fermarsi
Nel 2016, quando sono rimasta incinta, tutto è cambiato. Mi sono ammalata e la mia agenzia ha iniziato a farmi mobbing. Ho capito che non potevo continuare a vivere così. Quando ho rallentato per la mia salute, chi pensavo fossero i miei alleati mi hanno abbandonata. È stata la mia prima grande ferita professionale: mi sono sentita come se non valessi abbastanza ma quella crisi ha segnato il momento in cui ho iniziato a desiderare un lavoro che riflettesse un Personal Brand Intuitivo, lontano dalle logiche aziendali che mi avevano esaurita.
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Il 27 aprile 2017 salutavo i colleghi fuori dall’ufficio dell’agenzia dicendo “ci vediamo lunedì”. Avevo sistemato alla meglio la mia scrivania in vista del weekend, con il pensiero che sarei tornata dopo qualche giorno nella solita (nuova) routine di casa-lavoro-nausee-crackers-the al limone chimico dalla macchinetta del corridoio. E invece pochi giorni dopo, mi sono ritrovata ricoverata in ospedale con un senso di incertezza per il futuro mai provata prima: stavo rischiando un aborto che mi ha costretto a letto per quasi due mesi.
Ho sofferto tanto a stare ferma a lungo, ma la sofferenza non era fisica, bensì mentale: circondata da un ideale di “super donna” mi sentivo tremendamente in colpa a non essere altrettanto energica, invincibile: mi sentivo sconfitta. Poi ho letto un articolo che parlava dell’importanza di “fare la cova” e forse è stata la Dea a mandarmelo perché mi ha salvato l’integrità mentale. Parlava del fatto che, se si è costrette all’immobilità durante la gravidanza per motivi di salute, non ci si deve sentire improduttive ma anzi, estremamente produttive: in realtà si sta facendo del proprio meglio per far crescere un bambino!
“Si parte con il timore di non essere in grado di comportarsi secondo le aspettative della nostra società, per la quale se non produci non vali. E il forzato riposo lo si vive come un dramma” diceva Alessandra Russolo, (ginecologa a Padova) nell’articolo. “Riposo inteso come risorsa” continuava Alessandra Bortolotti (psicologa perinatale).
Quel periodo di forzata immobilità mi ha insegnato che a volte ci si deve fermare. A volte si deve mollare. A volte si deve chiedere aiuto.
Ho pianto tanto quando mi hanno detto che non sarei potuta più andare a lavoro (e neanche uscire, fare commissioni, avvicinarmi ad una finestra): mi sono sentita persa, inutile. La società ci dice che se non produci non vali, ma a volte dobbiamo urlare il nostro diritto ad una pausa, alla sofferenza, a fermarci e se dobbiamo fare il pugno di ferro per il nostro diritto al benessere, in “un mondo che sembra non essere a misura di donna” (da un articolo di Elena Meli sul Corriere proprio su questo tema), che sia.
La vera trasformazione: forgiare il tuo Brand autentico
Da allora è scorso tutto velocemente: ho partorito, ho vissuto con i ritmi lenti di un neonato, siamo andate a passeggio in fascia, al mare, al parco, abbiamo letto, giocato, mangiato, imparato a camminare e a parlare, a fare i capricci, a dire “ti voglio tanto bene”. Non ho più rivisto i miei datori di lavoro. La ferita è ancora aperta e il senso di incertezza è stato tanto, ma ho goduto ogni singolo momento con mia figlia in modo intenso e totale.
Non è stato facile: quest’esperienza, al tempo dolorosa e spaventosa, mi ha tolto tanto e regalato tanto. Molte persone mi hanno voltato le spalle, ma ho anche capito ancora di più il vero valore di chi mi è rimasto vicino; ho dovuto cambiare totalmente la mia vita all’improvviso, dal giorno alla notte, non gradualmente come avevo programmato, ma ho capito che la vita va così e che devo stare nel flusso.
Ho capito cosa veramente volevo nel momento in cui ho rischiato di perderlo, e quindi ho acquisto consapevolezza e ho imparato che, nonostante non pensavo di riuscire, sono una persona che ha pazienza, disciplina e costanza (qualità che mi servono ora, giorno dopo giorno). Ho lottato contro i pregiudizi che io stessa avevo riguardo la mia condizione e ho capito che a volte fermarsi è necessario, e che se non ci pensi tu, è l’universo che ci pensa per te. Ho anche capito che ho una figlia forte e determinata a nascere e, nonostante tutto quello che ho perso, ho guadagnato talmente tanto che, facendo un bilancio, ringrazierò sempre per questa esperienza.
La vera trasformazione stava iniziando: ho creato il mio spazio di guarigione e ho capito che dovevo costruire un lavoro in linea con i miei valori e il mio viaggio spirituale, dando vita al Personal Brand Intuitivo.

La nascita del Personal Brand Intuitivo e della Grafica Intuitiva
Nel 2018 ho deciso di unire le mie competenze nel marketing, grafica e olismo e creo “Grafica Intuitiva”. Sono cresciuta e il “Personal Brand Intuitivo” è diventato una parte integrante del mio lavoro. Ho creato un metodo che prima non esisteva, basato sull’allineamento tra anima e business.
Oggi sono molto felice. La svolta è stata l’aver capito di aver bisogno di qualcosa a misura della mia nuova ME. Ho costruito qualcosa di sano, ho ripreso in mano le mie passioni, i miei talenti e le mie competenze e ho creato un’attività mia, dove sono io a dettare le regole. I sacrifici li faccio per me stessa e adatto i miei ritmi personali e familiari.
Il percorso è stato difficile: ho studiato, mi sono guardata dentro, ho chiesto aiuto a professionisti (insegnanti di yoga, ma anche business coach, consulenti ecc…) e ho lavorato tanto su me stessa, capendo quello che volevo, partendo dalle mie priorità e dai miei valori. Ancora adesso, quando mi faccio prendere dalle ansie, ritorno ai miei valori e alle mie priorità, ritorno alla mia felicità e mi rimetto subito in riga.
La verità che nessuno ti dice durante i momenti bui è questa: proprio quando credi che tutto stia crollando, stai in realtà facendo spazio per qualcosa di nuovo. Quella crisi esistenziale non è stata solo un momento difficile, è stata il laboratorio in cui ho forgiato un approccio completamente nuovo al branding intuitivo.
Nel mio percorso ho imparato che ripensare la propria identità professionale significa fare un profondo lavoro di introspezione che permette di allineare chi sei a ciò che fai. Non si tratta solo di adattarsi ai cambiamenti esterni, ma di un viaggio che richiede coraggio, vulnerabilità e chiarezza.
Nel mio percorso ho imparato che ripensare la propria identità professionale significa fare un profondo lavoro di introspezione che permette di allineare chi sei a ciò che fai. Non si tratta solo di adattarsi ai cambiamenti esterni, ma di un viaggio che richiede coraggio, vulnerabilità e chiarezza per costruire un business autentico.
Oggi sono una persona introversa e spirituale che ama stare con la famiglia, leggere, visitare mostre d’arte, guardare film Disney e ascoltare musica indie rock italiana. Ho costruito un business che rispetta tutti questi aspetti di me, dove sono io a dettare le regole e ad adattare i ritmi alle mie priorità personali e familiari.
Rallenta. Fermati. Vivi. Chiedi aiuto. Lascia andare. Perché Wonder Woman non esiste. Ma tu sì. E puoi creare qualcosa di radicale, sacro, e tutto tuo. Io l’ho fatto. Con dolore, con amore, con ogni parte di me.
E tu puoi fare lo stesso.





Che bell’articolo Chiara !!!!
Dovresti scrivere
💜